UNA PETIZIONE E UNA PROPOSTA ALTERNATIVA
PREMESSA: PERCHE’ DIRE “NO AMP” NON VOGLIA DIRE “NO ALLA TUTELA”.
La prima, e più importante, cosa da chiarire è che chi scrive ritiene che una maggiore tutela del Mare, e dei suoi abitanti, sia assolutamente indispensabile, all’Elba come in qualunque altra parte del Globo. Dal Mare è nata la Vita stessa, e da quel 70% di superficie terrestre ricoperta dalle acque di Mari e Oceani dipenderà, con ogni probabilità, la stessa qualità della nostra Vita futura.
Ma questa non è la sede adatta per parlare di cambiamenti climatici, surriscaldamento, sfruttamento intensivo o inquinamento globale. Accontentiamoci di dare una svolta positiva alla gestione delle immense risorse che il nostro “pezzo di azzurro” ha da offrire.
La petizione può essere firmata da tutti i Cittadini maggiorenni residenti negli otto comuni dell’Isola. Può anche essere firmata, a supporto, da tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Elba, siano essi Elbani residenti altrove, proprietari di seconde case o semplicemente frequentatori abituali.
Non si tratta di una raccolta di firme per un referendum o una proposta di legge, e pertanto non è necessario che le adesioni vengano certificate da un notaio o da qualche altro funzionario pubblico. E’ sufficiente che le firme siano raccolte e documentate con serietà, e se saranno numerose i Sindaci non potranno non tenere conto della volontà dei loro amministrati.
Ho diviso la richiesta in due parti:
a) con la prima firma, si chiede di
NON DARE LA DISPONIBILITA’ DEL COMUNE ALL’AMP ELBA
b) con la seconda firma, si
APPROVA LA PROPOSTA ALTERNATIVA DI YURI TIBERTO
PETIZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE
Alla cortese attenzione degli Illustrissimi Signori Sindaci dei Comuni Elbani:
noi sottoscritti, Cittadini residenti, in merito alla prevista istituzione di una o più Aree Marine Protette nelle acque della nostra Isola,
CHIEDIAMO:
LA NON DISPONIBILITA’ DEI COMUNI ALL’ISTITUZIONE PER L’ISOLA D’ELBA DI AMP, così come concepita dalle relative Leggi istitutive. Nonostante tutti i tentativi di adattamento tentati dalla Comunità del Parco, è infatti evidente la non compatibilità con le realtà economiche, territoriali e sociali locali.
CONTESTUALMENTE, VI INVITIAMO, ricercando gli strumenti legislativi più idonei, a rendere possibile il seguente programma di tutela dell’ambiente marino che concilierebbe, a nostro parere, un ottimo grado di protezione ambientale con le esigenze socio-economiche di un’ Isola strettamente dipendente dal turismo:
1) PESCA E ATTIVITA’ SUBACQUEE
a) divieto assoluto di pesca a strascico e di qualunque altro tipo di pesca professionale esercitata da imbarcazioni non elbane, con limite posto a non meno di due miglia dalla costa;
b) Individuazione, con la partecipazione di esperti del settore e subacquei, preferibilmente locali, di un congruo numero di aree, di piccole o medio-piccole dimensioni, caratterizzate da particolare valenza biologica: isolotti, scogli sommersi, secche, pareti a coralligeno ecc. - In tali aree, debitamente segnalate con apposite boe, dovrà essere vietata qualunque forma di pesca. Le attività subacquee saranno regolamentate tramite concertazione in primo luogo con i diving locali, che dovranno garantire una corretta gestione, prevenendo abusi e comportamenti scorretti e, se necessario, limitando il numero di accessi giornalieri di subacquei.
A tutela dei fondali, l’ormeggio libero deve essere altresì vietato e pertanto ogni area protetta dovrà essere dotata di punti di ormeggio fissi.
c) La pesca professionale dovrà essere contingentata alle sole licenze in essere.
La Comunità del Parco dovrà richiedere al Ministero il rapido stanziamento di adeguati fondi “una tantum”, necessari ad una sensibile riduzione del numero delle imbarcazioni da pesca presenti sull’Isola. Molte famiglie elbane traggono dalla pesca il loro sostentamento ed è evidente che non possono e non devono venire in alcun modo penalizzate. Solo una seria contropartita economica può riportare un giusto equilibrio fra numero di barche e mantenimento delle risorse ittiche. Gli incentivi possono riguardare, in primo luogo, la “rottamazione” delle licenze, e, in seconda istanza, la riconversione delle licenze di pesca in autorizzazioni “ad hoc” finalizzate allo sviluppo di attività eco-compatibili, quali pesca-turismo, attività di sorveglianza, gestione dei campi boe, trasporto di sub o turisti, conduzione di imbarcazioni anti-inquinamento.
Una volta ridotto lo sforzo di pesca dal punto di vista puramente numerico, si dovrà agevolare la concertazione con i pescatori rimasti al fine di eliminare o ridurre i sistemi di pesca meno selettivi, oltre a stabilire nuove norme atte a proteggere le specie più minacciate e a consentire agli stock ittici adeguata tutela nei periodi riproduttivi.
L’applicazione di queste semplici norme garantirebbe, con tutta probabilità, un sensibilissimo aumento della fauna marina, a tutto beneficio della qualità dell’ambiente e dell’economia locale.
Per quanto riguarda la disciplina delle altre attività connesse alla pesca sportiva ed alla subacquea, devono fare testo, come in ogni altra parte d’Italia, le Leggi in vigore. In particolare, non devono essere accettate norme che discriminino in alcun modo i cittadini non residenti.
2) NORME ANTI-INQUINAMENTO
a) La qualità delle acque costiere deve essere garantita dagli organi competenti con il reperimento dei fondi necessari alla messa in opera e alla perfetta manutenzione dei più efficienti sistemi di trattamento e depurazione delle acque reflue, nonché delle relative condotte a mare. La sosta, specie notturna, di imbarcazioni al di fuori dei porti deve essere regolamentata.
b) I porti devono essere dotati di adeguati punti di raccolta dei rifiuti, degli olii usati, delle batterie esauste, delle acque di sentina e delle eventuali acque nere.
c) Il corridoio fra Pianosa e l’Elba deve, se possibile, essere chiuso al traffico delle grandi navi.
d) I Comuni devono predisporre un adeguato servizio di pulizia, oltre che delle spiagge, anche delle coste e delle cale non facilmente raggiungibili via terra. E’ auspicabile l’acquisto e la messa in attività di battelli disinquinanti, raccogliendo i fondi necessari anche attraverso la ricerca di sponsor istituzionali o privati.
e) Le norme ed i suggerimenti per una corretta ed eco-compatibile fruizione del mare devono essere oggetto di un’adeguata campagna informativa, a distribuzione capillare, da effettuarsi tramite stampati e cartellonistica fissa.
3) REGOLAMENTAZIONE DELLA NAUTICA DA DIPORTO
L’affollamento di barche da diporto che durante l’estate satura le nostre coste e le nostre spiagge deve essere oggetto di particolare attenzione da parte delle Autorità competenti, anche in considerazione dello sconsiderato aumento di posti-barca in atto lungo la costa limitrofa. E’ necessaria pertanto una nuova regolamentazione che tenga conto delle peculiarietà ambientali e balneari dell’Isola, limitando in particolare l’ancoraggio notturno all’esterno dei porti.
Al contrario, la piccola nautica, fatta di barchini, gozzi e gommoni, rappresenta, per un’isola, il solo mezzo possibile per godere appieno dello splendore del mare e delle coste. A regolare la convivenza con il turismo prettamente balneare, oltre alle Leggi nazionali, provvede la regolare emissione da parte della Capitaneria competente di un’apposita “Ordinanza Balneare”. La stessa Capitaneria può, ove lo ritenga necessario, emanare ulteriori Ordinanze specifiche: quest’anno, ad esempio, sono state introdotte norme particolari per la baia di Fetovaia. All’atto pratico, però, la generale misconoscenza di dette regole, unita a volte ad evidenti difficoltà interpretative, rende poco chiaro il rapporto fra cittadini “naviganti” e cittadini “bagnanti”, così come rende oggettivamente difficile il lavoro delle stesse forze dell’ordine, prima fra tutte la stessa Guardia Costiera. La nostra richiesta:
a) No all’introduzione di vincoli permanenti diversi rispetto alle altre località costiere, sia relative alla fruibilità delle acque, sia relative alle norme che regolano velocità, ormeggio e ancoraggio diurno. Nelle aree individuate come meritevoli di particolare tutela, anche esterne ai punti indicati al paragrafo 1/B, a fronte del posizionamento di ormeggi fissi atti alla protezione dei fondali e delle praterie di Posidonia, devono ovviamente essere emanate norme che impediscano l’ancoraggio libero.
b) Boe di segnalazione: tutte le spiagge, e possibilmente anche le principali scogliere facilmente raggiungibili via terra, devono essere dotate di apposite boe che segnalino i limiti di divieto d’accesso alle imbarcazioni a motore, indipendentemente dagli obblighi dei concessionari di stabilimenti balneari. Per le spiagge, è auspicabile la predisposizione di corsie di approdo corredate dalla relativa cartellonistica indicante il divieto di balneazione.
c) Massima pubblicità alle disposizioni della Capitaneria di Porto, preferibilmente limitate ad estratti semplici e comprensibili a tutti. Da accorpare con quanto previsto al punto 2/E.
4) ISOLE DI PIANOSA E MONTECRISTO
Le isole di Pianosa e Montecristo, appartenendo amministrativamente a Comuni elbani, possono rappresentare un’ importante attrattiva turistica e pubblicitaria. Compatibilmente con la superabilità dei vincoli legislativi esistenti, si chiede di aprire la strada ad una, contingentata, parziale nella zonazione e limitata ad attività a basso impatto ambientale (balneazione, immersioni guidate), possibile riapertura al pubblico di due gioielli che ora stanno chiusi in una cassaforte senza poter essere ammirati.
A sottoscrizione di quanto sopra esposto |